L’Italia ha tuttora una forte presenza sul piano commerciale, ma deve confrontarsi con una crescente concorrenza. Le aziende italiane hanno conquistato importanti quote di mercato nel settore dei beni strumentali (macchinari per lavorazione legno, plastica, imballaggio per prodotti alimentari), segmento che ci vede collocati al secondo posto dopo la Germania. Esse hanno poi una radicata presenza nel segmento dei beni di consumo (mobili, calzature, tessile, abbigliamento,accessori, mobili, calzature, gioielli), grazie all’attrazione esercitata dal marchio Italia sul pubblico russo.
Quadro Macroeconomico della Federazione Russa
Nel primo trimestre 2005 il PIL e’ cresciuto del 5,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Sono aumentati produzione manifatturiera (+4%), investimenti fissi (+9,4%), commercio al dettaglio (+11,3%).
L’inflazione ha raggiunto l’8%, a fronte dell’obiettivo governativo dell’8,5% per l’intero anno, che a questo punto appare difficilmente conseguibile.
La disoccupazione è al 7,9%.
I redditi reali sono in aumento (+8,3%).
L’interscambio nei primi cinque mesi del 2005 è in forte crescita (+36%). La bilancia commerciale continua a migliorare (saldo attivo di 48,2 miliardi di dollari), grazie all’aumento delle esportazioni (+40,6%) e ad un incremento, inferiore, delle importazioni (+27,4%). Il bilancio federale registra un surplus (9,8% del PIL). Il debito pubblico è fortemente diminuito (attualmente pari a poco più del 17% del PIL), come anche il debito estero (35% del PIL). Le riserve valutarie hanno raggiunto la cifra-record di 151,6 miliardi di dollari. Nel primo semestre 2005, il corso del rublo si e’ indebolito nei confronti del dollaro, passando da 27,8 rubli per dollaro a fine 2004 a 28,67, e rafforzato rispetto all’euro, passando da 36 a 34,52 rubli per euro.
Se da un lato l’economia russa appare in salute, essendo entrata nel settimo anno consecutivo d’espansione, dall’altro essa non può ancora competere con le grandi economie occidentali.
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Andamento dell’interscambio commerciale tra Italia e Russia
Secondo i dati ISTAT, nel 2004 l’interscambio italo-russo ha registrato un incremento del 21,3% rispetto al 2003, raggiungendo i 14,6 miliardi di euro. Alla crescita delle esportazioni (+29,1%), che hanno raggiunto i 5 miliardi di euro, ha corrisposto un incremento minore delle importazioni (+17,7%), pari a 9,7 miliardi di euro. E’ tuttavia ulteriormente aumentato il nostro saldo negativo (+7,8%), tradizionalmente sfavorevole per l’Italia, attesa la rigidità delle nostre importazioni, costituite per oltre il 72% da gas e petrolio.
Nel primo semestre del 2005 l’interscambio ha registrato un’ulteriore crescita, grazie all’incremento delle esportazioni (+31,2%) e delle importazioni (+16,9%). In realtà tali dati non devono generare eccessiva euforia, poiché i nostri principali concorrenti registrano tassi d’esportazione superiori: l’Italia è stata superata dalla Germania, dalla Cina, dal Giappone e dagli Stati Uniti. E’ sempre più agguerrita la concorrenza dei paesi extraeuropei, in primo luogo la Cina, in settori di tradizionale preminenza italiana.
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Prospettive di investimento
Tra i vari settori dove vi sono prospettive di miglioramento della nostra presenza commerciale vanno ricordati l’enogastronomia, le attrezzature di trasformazione alimentare (confezionamento, imballaggio), la moda e le costruzioni edilizie.
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Barriere tariffarie o quantitative
Su un piano generale, il livello medio dei dazi russi, pari a circa 11-12%, è oggi in linea con quello di altri paesi membri dell’OMC.
La Russia impone tuttavia ancora dazi doganali elevati in alcuni settori di nostro interesse (mobili, calzature, abbigliamento, arredamento, ceramica, bevande) e applica dazi sull’esportazione su alcune merci quali le pelli grezze e rottami non ferrosi, che danneggiano le nostre industrie conciaria e siderurgica. La situazione dovrebbe migliorare grazie alla firma del protocollo bilaterale con la Commissione Europea, che disciplina le condizioni d’accesso della Russia all’OMC.
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